Notti migranti

Accogliere i rifugiati è fare quel che non abbiamo fatto o non potemmo fare un tempo
29 NOV 17
Ultimo aggiornamento: 01:37 | 20 AGO 20
Immagine di Notti migranti
Le meravigliose notti che mai finiscono, sicché quando appare l’alba m’innervosisco all’idea di dovere affrontare un giorno carico di tutto, come il guardarsi allo specchio e sentirsi quella cosa là, non tanto il giorno che sopravviene quanto la notte che è passata, lei con tutti i suoi splendori. Essi, gli splendori, sono l’Inferno, con cui si lotta e ci si avvince, e si vince e si perde, ma che sconfitte meravigliose; l’Inferno, la sua oscura trama, sono quanto di più: alle due della notte, un’ora decente per peccare, fai partire la violenza e il riso, sai che puoi fare molto di più, che è appena cominciato un bel calvario, e come dei preti il cilicio di un tempo i peccati ti forniscono la penitenza, sei più in forma che mai verso le quattro, e alle cinque passeggi per le stanze di casa, bevi un po’ di Rum guardi il cielo che ti guarda e ride, un cielo che è più inferno che mai, essendo quasi chiaro ovvero fasullo. E tu lo sai che quella gioiosa meraviglia è il colmo dell’Inferno, e lo respiri tutto, anche soprattutto quella terra bagnata, e sospiri, sei terribilmente santo, pronto a regalare quel che ti rimane a tutti coloro che ti passano davanti, devi pur fare qualcosa di giorno, maledizione, senti come cammini per le tristi strade, come un pazzo assetato di notti, e quelle auto, quelle facce, quel ghigno, e siamo da capo, sono trafficanti? O brava gente che darà ai migranti la forza di vivere?
Ha partorito in Libia un bambino che è nato morto, tre giorni dopo lei l’ha seguito. I feroci trafficanti di una vita che tenta di sfuggire alla loro morte hanno caricato il corpo della madre sul barcone e hanno intimato ai migranti: “Buttatelo a mare e andate a morire anche voi nel Mediterraneo”. Ma i Cari Numi si sono rifiutati, vegliando il corpo della giovane donna. Sanno i migranti che tanti di loro vanno a morire? Sanno che la loro migrazione è misteriosa, e se comincia con il cielo spesso finisce in quel mare di cui non si sa la natura, divina o assassina? Penso di sì, penso che i migranti sappiano, anche se non tutto; certamente sanno che non possono restare in una triste patria, ad aspettare nella fame il coltello, sanno anche che i bambini sanno, e alla bocca impastata di sabbia preferiscono giocare sulla nave affollata e assassina, quel trabiccolo di morte che ai loro occhi pare un Eden. Anche noi sappiamo che molti di loro sanno e molti di loro moriranno; sappiamo anche che qualcosa di buono facciamo, di riffa o di raffa.
Tra le Sue braccia
Così vanno le cose, potrebbero andare meglio o peggio, potrebbero andare o restare immobili, aspettando una morte qualsiasi. Ogni giorno sappiamo cosa accade, e alcuni di noi si preparano a non tenerne minimamente conto, altri a rattristarsi, altri a sbuffare, altri a sospirare, altri a darsi da fare, altri a bestemmiare, ad alzare le spalle, altri a cercare dell’altro, qualcosa che aiuti, o che consoli, o che ci distragga, c’impegni, ci salvi, o ci uccida, un poco, partecipi a nostra volta, un poco, quel poco che ci fa vivere, e un po’ morire. Adveniat regnum tuum, ma già noi sappiamo che è venuto, il Padre Nostro; Lui che nelle infinite notti ci fa sognare di esistere, di vivere, di morire tra le Sue braccia.
E quel bambino morto e quella madre che s’inseguono nel mare e nella fossa? Sono stati uccisi tanti ebrei, tanti martiri, e non muoiono mai. S’aggirano nelle nostre teste, siano esse prese dalla pietà o siano tormentate da una orribile voglia di non saperne, di buttarle a mare, il tenebroso mare di Auschwitz. Accogliere i migranti è fare quel che non abbiamo fatto o non potemmo fare un tempo, e cosa sia questo tempo e cosa noi siamo, questi migranti e questo Dio, mai lo sapremo, sapendolo.